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SCIENZA
17 ottobre 2006
BIOENERGIA: dalle BARBABIETOLE ALL'IDROGENO. Non C'E' più tempo per i "se" e per i "ma"
Credo che non ci sia più molto tempo per togliere persone e Stati dal giogo del petrolio, e dalla sua pervicace economia, come da altre tipologie di "schiavismi" che si celano dietro la globalizzazione (basti pensare alla raccolta della gomma in Africa). Secondo me non c'è molto tempo. Indipendemente da tutto ciò che potrà decidere l'OPEC, o chi per essa, il Petrolio non è destinato a cessare perchè si esaurisca,ma perchè i suoi costi di estrazione, in capitale moneta e in capitale risorse umane, è ormai troppo elevato. Le energie rinnovabili e biologiche non sono, quindi, più un optional radical-chic, semmai un'esigenza di riportare l'economia mondiale a livelli equilibrati, anche l'economia occidentale che ne soffre e ne potrebbe soffrire sempre di più in disoccupazione e allargamento della forbice sociale. E' necessario, quindi, che tutti si sia al massimo consapevoli di cosa sia, e cosa comporti non affrontare in modo serio, e di qui (anche mediando) andare verso un sistema che trasformi energia ecologica, e si traduca anche in beneficio sociale e di capitale per gli Stati che di energia sono scarsi. Parlare di etanolo per le auto, derivato chimico da  vegetali  (sul quale dovrebbero intensificarsi le ricerche per diminuire l'energia necessaria alla sua lavorazione) o ai gas compressi, al fotovoltaico con diminuzione dei costi- cercando dei conduttori diversi dal silicio - e riciclando materiale plastico, o all'idrogeno, si puo' fare. Eccome. Addirittura GArdini, alla fine degli anni Ottanta lo aveva annunciato, come oggi BIll Gates si sta prodigando ad acquistare aziende che producono etanolo per autotrazione; una questione sia ecologica, sia di profitto ci sara'? Ben venga,allora, questo profitto e questo capitalismo sociale, per dirla alla tedesca, se ne beneficiano la maggior parte dei cittadini e degli Stati. E non ci dilunghiamo, in modo tenebroso, a dire NO ai termovalorizzatori, quando oggi lo stato di efficienza è alto, o ai gassificatori. E non diciamo NO, o timidamente SI, alle ABITAZIONI ECOCOMPATIBILI. Andiamo con forza su questo versante. Con qualche annotazione-
Qualche nozione di chimica
I biocombustibili sono idrocarburi ottenuti dalla lavorazione di materie prime vegetali. Sono in forma liquida (etanolo o biodiesel) o gassosa (idrogeno e biogas). Quelli in forma gassosa non sono ancora diffusi perché non possono essere usati dal parco auto in circolazione e necessitano di una specifica rete di distribuzione. Pertanto, nella nostra discussione ci limiteremo ai soli biocombustibili in forma liquida, che invece hanno una penetrazione non trascurabile e, soprattutto, crescente.
L’etanolo è ottenuto attraverso la fermentazione degli zuccheri ricavati da qualunque materia prima vegetale che contiene o che può essere trasformata in zuccheri, come l’amido e la cellulosa. La produzione di etanolo da cellulosa è però ancora in fase sperimentale. Il biodiesel è prodotto invece a partire da oli vegetali (di colza o di palma), dagli oli di scarto e dal grasso animale. Entrambi possono essere usati allo stato puro o ad alta concentrazione solo in motori modificati o espressamente concepiti. Tuttavia, miscele a bassa concentrazione, come l’E10, con il 10 per cento di etanolo e il 90 per cento di benzina, o il B5 e il B20, rispettivamente composte da 5 per cento e 20 per cento di biodiesel miscelato a diesel fossile, sono invece immediatamente utilizzabili dalle auto già in circolazione e, difatti, sono disponibili nella rete di distribuzione di numerosi paesi.
 

I vantaggi

I sostenitori dei biocombustibili ritengono che dalla diffusione di bioetanolo e biodiesel si ottengano tre vantaggi: maggiore sicurezza energetica per la minore dipendenza dai paesi produttori di petrolio, ridotto impatto ambientale (in termini di emissioni di CO2 e di gas nocivi) e, in Europa, un più razionale impiego delle terre coltivabili. Il tutto risparmiando: l’Economist sostiene che con un prezzo del petrolio a 50 dollari al barile i biocombustibili sono più economici della benzina e del diesel, anche scontando i sussidi di cui godono. (1)
Dunque, una fonte energetica a buon mercato, pulita, economica, rinnovabile: garantirà la serenità dei prossimi decenni? Come spesso accade, la risposta è in parte sì e in parte no. Proviamo a capire innanzitutto se i vantaggi sono effettivamente tali. E, ben più importante, se i biocombustibili sono un’alternativa valida o, quantomeno, un complemento sostanziale dei combustibili fossili nel medio-lungo periodo. È questo, secondo noi, il vero nodo da sciogliere.
Iniziamo dai vantaggi ambientali. L’uso dei biocombustibili comporta una marcata riduzione delle emissioni di CO2, responsabili dell’effetto serra: il britannico Defra (Department of Environment, Food, Rural Affairs) stima che nel ciclo di vita di una tonnellata di biocombustibile si producono 0,9 tonnellate di CO2 contro le tre tonnellate prodotte da benzina e diesel. La CO2 rilasciata durante la combustione, infatti, è stata sottratta dall’atmosfera al momento della crescita del vegetale, avvenuta mesi e non milioni di anni prima. Tuttavia, a parte l’etanolo derivato da cellulosa, direttamente impiegabile come combustibile, il ciclo non è completamente chiuso per l’energia necessaria nel processo di trasformazione. I biocombustibili generano inoltre minori emissioni di monossido di carbonio, anidride solforosa e particolato rispetto alla benzina e al diesel.
I vantaggi sono quindi reali e immediatamente percepibili. E, nell’ambito delle strategie per il rispetto del protocollo di Kyoto, la
Commissione europea si è impegnata a sostituire il 5 per cento della domanda di combustibili fossili per autotrazione con biocombustibili. Per ottenere questo risultato ha previsto agevolazioni fiscali e sussidi e ha permesso coltivazioni per biocombustibili su quel 10 per cento delle terre arabili che la Politica agricola comunitaria vieta di usare per raccolti alimentari.

Comunque tutto ha un costo, va compreso quello reale che ricade sulla società. Di certo il ciclo del petrolio, a meno che le economie occidentali non vogliano soccombere, è chiuso. Si vada presto e con la necessaria efficacia scientifica a lavorare sulle Bioenergie e si agevoli quanto più possibile qualsiasi forma, privata e pubblica, di incentivo al rispetto dell'ambiente e alla realizzazione di nuovi volani economici.
Ma c'è comunque bisogno sempre di saperne di piu' vedi questi link
http://www.lavoce.info/news/view.php?id=40&cms_pk=1719&from=index
http://www.technologyreview.it/index.php?p=article&a=671




permalink | inviato da il 17/10/2006 alle 22:47 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
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